mercoledì 20 luglio 2016

Banche: il peggio deve ancora venire?

Risposta veloce: sì, perché il QE sta mettendo sotto enorme pressione il loro business model.

Per meglio argomentare, una grafico preso da un blog di Alhambra Investment Partners mostra l’ammontare di titoli di stato detenuti dalle banche italiane: all’ultimo rilevamento, €725 miliardi [in rapporto agli assets totali i numeri non sono molto differenti negli altri paesi europei, soprattutto in quelli periferici].



Il motivo di questa esplosione è ben spiegato nel blog:
“In July 2012, the total assets reported by the combined Italian banking system were €3.54 trillion. In April 2016, the latest data available, total assets were €3.48 trillion. Worse for Draghi, of those assets, Italian banks have nearly doubled their holdings of government securities. In other words, the ECB through his promise did not actually encourage monetary expansion into credit expansion but rather front-running into government debt at the expense of total lending. The reason for that is obvious; with Draghi’s promise in their pocket, Italian banks as banks all over Europe found an outlet for “risk free” profit in buying government bonds at huge discounts. It was not an economic consideration.”
Dal punto di vista delle banche, comprare titoli di stato è una proposizione molto attraente perché richiede un impiego di capitale minimo. Si ha così il crowding out dei prestiti al settore privato, ovvero l’esatto opposto di quello che le banche centrali vorrebbero ottenere: uno stimolo all’economia reale e maggiore inflazione.
“Draghi, at best, might have removed the default risk of Italy or even the greater risk of the euro’s breakup, but that wasn’t the same as “stimulus” in monetary terms as implied within his promise.”
Queste politiche monetarie sono state un enorme sussidio per le banche a livello individuale (e nonostante questo sappiamo quale sia stata la redditività dei nostri istituti negli ultimi 5 anni…), ma il rischio è che tassi d’interesse prossimi allo zero o negativi possano demolire l’intero settore bancario.

Mettiamo qualche numero per illustrare la situazione. Supponiamo che le banche italiane generino un margine netto (net interest margin, NIM) di 2% sui titoli di stato in portafoglio, acquistati negli ultimi anni ad un tasso medio di 3% e finanziati a 1% (oggi anche meno).


Su uno stock di €725 miliardi questo margine si traduce in €15 miliardi di utili operativi annuali (quasi) risk-free per l’intero settore bancario italiano. Niente male: partendo dalla stima del prof. Zingales di €40 miliardi necessari a sistemare le nostre banche, basterebbero tre anni di profitti dai soli investimenti in titoli di stato.

Il problema è che questi titoli sono stati e saranno rifinanziati a tassi inferiori, portando ad una diminuzione della rendita. Non solo, ma oggi la BCE è in diretta competizione per i migliori clienti di tutte le banche europee, perché ha cominciato ad acquistare anche le obbligazioni corporate, riducendo quindi i margini sui prestiti al settore privato.

Come potranno compensare questa riduzione dei profitti? La risposta della BCE è che continuando ad “affamarle”, le banche forse si decideranno finalmente ad aumentare i prestiti e quindi stimolare l’economia. Purtroppo, difficilmente finirà come sperato.

Supponiamo che il NIM sul cliente medio italiano (tipicamente individuo/famiglia o piccola-media impresa) sia del 4%, includendo interessi e commissioni aggiuntive. Deduciamo uno 0,5% (generoso: in genere è superiore) per le rettifiche sulle sofferenze ed arriviamo ad un NIM risk-adjusted di 3,5%. Sotto queste ipotesi (ognuno può mettere i valori che ritiene più corretti), le banche italiane devono originare €415 miliardi di nuovi prestiti – 1/5 del PIL attuale! – soltanto per compensare la perdita di utili sui titoli di stato (ed i prestiti devono essere soprattutto a PMI, perché il margine sui clienti più grossi è molto più risicato). Questo sarebbe senz’altro inflazionistico e lo stimolo voluto dalla BCE.

Ma c’è un problema: non solo le banche devono trovare sufficienti clienti solventi in un paese con una popolazione in rapido invecchiamento ed enormi problemi strutturali, ma soprattutto devono anche trovare il capitale per supportare l’espansione. Poiché i prestiti corporate hanno, nel migliore dei casi, un peso di 20% in RWA (i mutui ancora più alto), questo richiederebbe come minimo altri €80 miliardi di nuovo capitale. [Questo è il caso base: se il mercato italiano offrisse margini sufficientemente attraenti ci sarebbe maggiore competizione da banche francesi, tedesche, etc…, altrettanto alla ricerca di rendimenti, che porterebbe ad una ulteriore compressione dei margini e ad un ammontare di nuovi prestiti maggiore.]

Riassumendo: le banche italiane avrebbero bisogno di €40 miliardi per ripulire i bilanci dagli NPL e €80 miliardi per accrescere il volume di prestiti necessario a rimpiazzare gli utili dai titoli di stato e mantenere la loro già risicata redditività. Quali sono le probabilità che accada?

Quello che potrebbe succedera, al contrario, è che la capacità di generare utili delle banche italiane (ed europee) sarà sempre più compromessa con l’allungarsi del QE: attenzione a valutare le banche sul P/E assumendo che il denominatore (E) ritornerà presto ai livelli passati. Quando il business model è sotto assedio, il management delle banche tipicamente risponde facendo qualcosa di stupido (ricordate tutti i CDO finiti nelle Landesbanken tedesche?) o riducendo drasticamente l’attività. La contrazione del balance sheet è per definizione deflazionistica.

7 commenti:

  1. alcune osservazioni, sia positive che negative sul settore:

    - con la TLTRO II le banche sono in grado, via via, di sostituire la raccolta onerosa con prestiti quadriennali (non escludo ulteriore allungamento delle scadenze dei prestiti TLTRO da parte della bce nei prossimi anni) con un costo tra lo 0% e -0.40% (in base al net lending futuro) quindi il costo della raccolta è destinato a diminuire sensibilmente. I P.O. in scadenza dovrebbero confluire verso forme di risparmio gestito quindi, de facto, quelle masse in scadenza passano dall'essere una passività (raccolta diretta) all'essere una forma di raccolta indiretta generante commissioni.
    Le banche che non riusciranno a fare questo saranno nei guai.

    - una fiammata di spread tipo 2011 avrebbe questa volta conseguenze fatali, per questo la BCE è vigile. Il giorno post brexit il BTP future è stato subito "salvato" dopo un'apertura tragica

    - la situazione delle sofferenze è peggiore di quanto riportano i bilanci. Le ispezioni Bankit tendono ad escludere la visione delle posizioni piccole (diciamo sotto il milione) e lì si apre un . . . .

    - detto ciò continuerei a star lontano dalle banche tradizionali che probabilemnte dovranno affrontare molti altri aumenti di capitale.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ho capito il senso, ma non so per cosa sta P.O.

      Elimina
    2. Prestito Obbligazionario!

      Elimina
  2. Un'altra osservazione inveve molto più naif.
    Questo articolo sembra suppore che la BCE sia diretta da una banda d'incapaci.
    A me pare strano che possa essere davvero così. Mi verrebbe da pensare che alla BCE sappiano quello che fanno e se non bastasse s'inventeranno qualcos'altro.

    Anche perché dallo scenario dipinto nell'articolo non mi sembra il rischio sia solo sulle azioni, ma si rischia un cataclisma di ampia portata.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non ho detto questo, e non penso che alla BCE siano incapaci, anche se ci sono molti che avrebbero preferito altre soluzioni, e questo vale anche per la Fed.

      Le azioni delle banche centrali hanno sicuramente dei meriti, senza l'intervento della BCE nel 2011-2012 molti stati e banche sarebbero stati in guai seri. Ma se il loro scopo era stimolare l'economia, su questo fronte hanno in gran parte fallito: la liquidità si è trasferita sulle attività finanziarie, anziché su quelle reali.

      E non mi sembra nemmeno di essere stato catastrofico: non penso che le banche italiane abbiano problemi a rifinanziare le passività (che è stato il problema nel 2008 e poi di nuovo nel 2011). Piuttosto mi sono rivolto al lato utili: il carry trade della BCE si sta esaurendo, e la banche devono trovare il modo per rimpiazzare questi utili. Qualcuna ci riuscirà, altre meno: attenzione a valutarle.

      Quanto ad inventarsi qualcos’altro se fosse necessario, probabilmente è vero: ma gli strumenti a disposizione non sono infiniti, e non funzionano sempre in qualsiasi situazione economica.

      Elimina
  3. signor/ra Bingo, può parere strano e di fatto è strano che i tassi d'interesse siano negativi. Lasciamo perdere perchè siamo arrivati a questa situazione e cerchiamo invece di capirne le implicazioni. In una situazione normale più crescono i nuovi debiti più aumentano i rischi finanziari (la leva finanziaria). Con tassi d'interesse negativi più crescono i nuovi debiti più migliora la leva finanziaria. Per chi ha elevati livelli di indebitamento questa è una manna: più incrementa il debito con nuovo debito più scende il costo complessivo. Peggiora però il costo-opportunità, almeno in relazione al debito che non sia a tasso variabile e quando non esiste la possibilità del suo riacquisto.
    Il peggioramento del costo-opportunità si traduce in minore capacità competitiva e quindi minori opportunità di crescita. Ma chi in ultima istanza sta finanziando i tassi d'interesse negativi? io credo il risparmio.

    RispondiElimina
  4. a conferma di quanto scrive, la recente pubblicazione di molte semestrali bancarie dimostra i problemi strutturali del settore, non solo contingenti alla bassa crescita. Margine di interesse risibile, quello di intermediazione cannibalizzato dal low cost di etf e simili (di cui peraltro le banche stesse infarciscono le gestioni per illudere il cliente di un valore aggiunto), le prossime fusioni per piangere in due e risparmiare qualcosa sulla parte informatica e dalle chiusure di filiali.. ma poi, una volta condivise anche le sofferenze dai prestiti ai vecchi "amici", cosa si fa?
    O si rettifica e si sbatte in perdita la bottom line, o fai figurare il profitto, ma le sofferenze restano sotto il tappeto, è solo marketing di bilancio per il mercato.
    Anche i veicoli pseudo-privati in cui tutti obtorto collo mettono un cippino da 100 milioni (perchè di più non possono dare) mi paiono deboli; la prima banchetta da salvare ha già mangiato tutta la dotazione di capitale.

    Qui c'è anche un modello globale di business in crisi, non solo la scusante di difficoltà in un ambiente deflattivo; forse sono troppo scettico, ma quante volte ci si salva essendo pessimisti (anzi avrei dovuto esserlo più spesso).
    Scusi non voleva essere una lezioncina, ma poichè stimo le sue idee volevo condividerle, grazie.

    RispondiElimina