martedì 18 settembre 2018

Boiron: bene ma non benissimo...

Boiron (BOI:FP) è un’azienda francese fondata quasi un secolo fa e specializzata nella medicina omeopatica. Presente in oltre 50 paesi, il suo fatturato è suddiviso 50/50 tra medicinali generici (non-proprietary homeopatic medicines: quelli tipicamente prescritti da un medico omeopata in base alle caratteristiche del singolo paziente) e medicinali “speciali” (OTC family medication specialties: prodotti sviluppati da Boiron a marchio proprio, generalmente prescritti dal medico di famiglia o dai farmacisti). Per una veloce introduzione all’omeopatia può essere sufficiente la scheda di Wikipedia, incluso il disclaimer iniziale. Per maggiori informazioni esiste la European Coalition on Homeopathic & Anthroposophic Medicinal Products.  
[Nota: questo non è un post sull’efficacia o meno delle cure omeopatiche, poiché non ho alcun interesse né a promuoverle né a denigrarle. Se però mi permettete una battuta: “Senza l’omeopatia ci vuole una settimana a guarire dal raffreddore; con l’omeopatia servono solo sette giorni”.] 


giovedì 6 settembre 2018

Prima SolarCity, poi Tesla: due tentativi di bail-out di Musk?

Premessa: le seguenti considerazioni sono mie ipotesi, non vi è alcuna riprova che siano corrette.

Nonostante le critiche al modo nel quale gestisce le sue aziende, bisogna ammettere che Elon Musk è da ammirare: ha senz’altro attirato la sua dose di scetticismo ed opinioni negative per alcuni suoi comportamenti, ma con il suo idealismo e le sue motivazioni no-profit (almeno a parole) sta affrontando problemi tutt’altro che facili, cercando di rendere il mondo un posto migliore. Fin dall'inizio ha ammesso candidamente che sia per SpaceX che per Tesla il successo era "uno dei tanti, potenziali risultati", ma è stato considerato sufficiente per dare il via. E ha raggiunto obiettivi che molti consideravano impossibili: SpaceX ha fatto quanto la NASA negli ultimi 40 anni, e tutto con un investimento iniziale di soli $200 milioni.


martedì 28 agosto 2018

Einhorn: long value / short growth, Assured Guaranty and Brighthouse Financial

Un commento nel post precedente mi ha stimolato ad approfondire le operazioni short, che in maniera un po’ generalizzata possono essere raggruppate in 4 categorie:
  1. Frodi vere e proprie / aziende con contabilità aggressiva (Enron, WorldCom, Parmalat, …)
  2. Booms that go bust” accompagnate da eccessiva leva finanziaria (telecom negli anni 1990, subprime, …)
  3. Declini secolari, spesso dovuti ad obsolescenza tecnologica, che diventano value traps (Pagine Gialle, …)
  4. Valutazioni insostenibili
Quelle al punto 1) sono quelle che permettono i maggiori profitti, ma anche le più difficili da identificare a priori. Al contrario, gli short sulla base di valutazioni eccessive sono più facili da trovare ma anche quelli dove ci si può fare più male.

giovedì 23 agosto 2018

Spotify (ed altre): servono nuove metriche di valutazione?

Un vecchio detto di Sir John Templeton (“Le quattro parole più pericolose sono: questa volta è differente!”) diventa particolarmente vero quando i bulls cominciano a spingere per l’uso di nuove metriche di valutazione perché i prezzi hanno superato qualsiasi livello possa essere giustificato da quelle più tradizionali. Questo approccio si accompagna infatti spesso ai picchi di frenesia del mercato: “price-to-eyeballs” rimane uno dei migliori ricordi della bolla Internet degli anni 1990…