Visualizzazione post con etichetta valore intrinseco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta valore intrinseco. Mostra tutti i post

martedì 11 aprile 2017

Snap ed il DCF

Dopo il periodo di silenzio imposto a tutte le banche che seguono una IPO, lo scorso 27 marzo Morgan Stanley (MS) – che è stata con Goldman Sachs lead manager della quotazione di Snap Inc. (SNAP:US) – ha reso nota la sua prima ricerca “pubblica” sull’azienda con un target price di $28. Così come gran parte del sell-side, soprattutto le banche coinvolte nell’IPO, anche MS è ottimista sul futuro dell’azienda, e non sorprende che quel giorno il prezzo di Snap sia aumentato.

lunedì 5 settembre 2016

Blind stock valuation: risultati

Come promesso, ecco i risultati dell’esperimento.

Innanzitutto, grazie mille a tutti quelli che hanno partecipato: non ho ricevuto moltissime risposte (8), e quindi il campione non è statisticamente molto significativo, ma si possono comunque trarre alcune conclusioni. Tra coloro che hanno indicato anche la metodologia utilizzata per arrivare al valore intrinseco, vi è una prevalenza di discounted cash flow (DCF) o sue variazioni, ma sono stati usati anche i multipli.

giovedì 28 luglio 2016

Blind stock valuation

Riprovo l’esperimento tentato lo scorso anno, che ha suscitato qualche interesse ma poche risposte.

Il punto di partenza è che la scelta di un investimento dovrebbe essere basata sulla differenza tra prezzo di mercato e valore intrinseco (che, è vero, dipende da molti fattori). Ma, allo stesso modo di quello che succede quando conosciamo qualcuno, la decisione se ci piace o meno è spesso dettata dalla prima impressione che abbiamo: quel sentimento (di pancia?) che l’azienda X è amata/odiata dagli investitori, gestita bene/male, a bassa/alta crescita, ad elevato potenziale/con nessun futuro, … Quello che facciamo è stabilire sul momento se l’azienda in questione è “buona” o “cattiva”.

mercoledì 16 marzo 2016

Quantità or qualità? (II)

Riprendendo quanto introdotto nella prima parte:
  • nel lungo periodo le azioni value (definite come?!?) hanno performance migliori rispetto a quelle growth
  • comprare a bassi multipli incorpora automaticamente un margine di sicurezza
Se è così, perché nell’ultima decade l’indice MSCI World Growth ha battuto di oltre 40% MSCI World Value (cumulato)? E come mai alcuni value investors, anche famosi, hanno perso molti soldi, cominciando con banche e housing prima della crisi e proseguendo con energy & mining oggi, tutti titoli comprati a valutazioni molto contenute (almeno all’apparenza)?

lunedì 14 marzo 2016

Quantità or qualità? (I)

Ridotto ai minimi termini, investire significa comprare qualcosa il cui prezzo corrente è inferiore al suo valore intrinseco. Il problema è che possiamo conoscere il prezzo di un’azione in qualsiasi momento, ma non possiamo mai essere sicuri del suo reale valore perché il futuro è incerto.

Per questo motivo molti investitori (me compreso) gravitano attorno a criteri quantitativi: un’azienda che tratta ad un P/E di 10x è migliore di una a 15x, ed un P/E di 5x comincia a farci salivare.

giovedì 21 novembre 2013

Alcune considerazioni sui Free Cash Flows (e su come è facile manipolarli)



Le teorie economiche e finanziarie insegnano che il valore intrinseco di qualsiasi investimento è dato da tutti i flussi di cassa che questo produrrà nel corso della sua vita, attualizzati ad oggi.

Per molti value investor, me incluso, i free cash flows (FCF) sono il mantra dal quale non deviare mai: quello che conta infatti non sono la crescita del fatturato o degli utili, ma quanto un investitore potrebbe ritirare dal business ogni anno senza intaccare la sua operatività. Purtroppo questa metodologia non è di per sé infallibile, come dimostra quanto discusso nel caso delle value traps.