Dal punto di vista dei mercati azionari, il 2019 non è stato un anno “eccezionale”: rendimenti superiori a 30% si sono verificati 25 volte dal 1872, più o meno una volta ogni sei anni. Anni molto negativi (peggiori di -20%) sono stati molto più rari.
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mercoledì 22 gennaio 2020
Grafici, tabelle ed altre considerazioni sparse
Qualche dato interessante raccolto recentemente.
Dal punto di vista dei mercati azionari, il 2019 non è stato un anno “eccezionale”: rendimenti superiori a 30% si sono verificati 25 volte dal 1872, più o meno una volta ogni sei anni. Anni molto negativi (peggiori di -20%) sono stati molto più rari.
Dal punto di vista dei mercati azionari, il 2019 non è stato un anno “eccezionale”: rendimenti superiori a 30% si sono verificati 25 volte dal 1872, più o meno una volta ogni sei anni. Anni molto negativi (peggiori di -20%) sono stati molto più rari.
martedì 21 febbraio 2017
“Don’t be a yield pig” (IV) – Statoil & peak oil
Dopo Exxon, anche la norvegese Statoil ha annunciato grossi impairments con i risultati del 2016. Dall’articolo del Financial Times:
“Statoil lowered its long-term oil price outlook for Brent crude to $75 per barrel in 2020, from a previous forecast for $83, and $80 in 2030, compared with $100 before.
This forced the group to reduce the valuation of its oil and gas reserves, prompting the impairment which caused an unexpected fourth-quarter loss.”
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venerdì 3 febbraio 2017
“Don’t be a yield pig” (III) – Exxon
Lo scorso settembre ho scritto un paio di post sulle oil majors (qui e qui), le cui conclusioni erano che il settore non sembrava così cheap come molti asseriscono, e che molte aziende avevano bisogno di prezzi del petrolio ben superiori per giustificare le loro valutazioni (all’epoca era attorno a $47, oggi è salito $53).
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lunedì 26 settembre 2016
“Don’t be a yield pig” (II) – Oil majors
Alcune precisazioni sul post precedente. Il riferimento alla sostenibilità dei dividendi delle oil majors era da intendersi nel contesto della metrica utilizzata da GMO, non in senso assoluto. Ho utilizzato l’esempio di Royal Dutch Shell perché con una capitalizzazione di $200 miliardi ed uno dei dividend yield più alti è in un certo senso rappresentativa del settore, non perché abbia una qualche intuizione particolare se il dividendo sarà tagliato o meno.
giovedì 22 settembre 2016
“Don’t be a yield pig”: il caso delle MLP
Le Master Limited Partnership (MLP) sono limited partnership quotate su un mercato regolamentato (il titolo del post viene invece da un articolo di Seth Klarman del 1992).
Queste strutture sono molto popolari tra gli investitori retail (si stima che posseggano circa il 65% delle MLP quotate in Borsa), soprattutto per gli elevati dividendi che pagano: le loro distribuzioni sono quasi tre volte quello che offrono altri investimenti.
Queste strutture sono molto popolari tra gli investitori retail (si stima che posseggano circa il 65% delle MLP quotate in Borsa), soprattutto per gli elevati dividendi che pagano: le loro distribuzioni sono quasi tre volte quello che offrono altri investimenti.
lunedì 19 settembre 2016
Perché le aziende energetiche non sono così a buon mercato come sembra
Uno degli argomenti più discussi negli ultimi giorni è stato un sempre interessante report di GMO (“An Investment Only a Mother Could Love: The Case for Natural Resource Equities”), e non è la prima volta che Jeremy Grantham si sbilancia sul settore delle risorse naturali.
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lunedì 30 maggio 2016
US E&P (parte IV) – Cheniere Energy
La storia di Cheniere Energy (che tratta con il quanto mai appropriato ticker LNG) è raccontata molto bene in “The frackers”. Creata nel 1996, era inizialmente indirizzata a cercare petrolio e gas lungo la costa del Golfo del Messico: non essendoci riuscita, il CEO Charif Souki si convinse della futura scarsità energetica negli US e decise pertanto di dedicarsi ad importare gas naturale, raccogliendo alcuni miliardi di dollari per costruire impianti di ri-gassificazione da vendere alle majors. Non aveva però considerato i frackers, e dopo pochi anni il suo investimento era senza valore. Nonostante questo, cambiò strategia ed raccolse altri miliardi di dollari, questa volta per esportare il gas naturale prodotto negli US, a basso costo, nel resto del mondo, dove invece costa di più. Souki è stato poi cacciato come CEO lo scorso dicembre dopo l’arrivo tra gli azionisti di Carl Icahn.
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martedì 24 maggio 2016
US E&P (parte III) – Domanda ed offerta
Nonostante quello energetico sia “il più ciclico dei settori ciclici”, continuo a sorprendermi nel vedere dozzine di analisti e commentatori che sanno sempre con la massima certezza cosa succederà tra 3 mesi o tra 20 anni. Come ad esempio queste previsioni, che a onore del vero sono state fatte nel 2011 e quindi corrette per lo meno riguardo alla discesa sotto $50:
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lunedì 23 maggio 2016
US E&P (parte II) – “The Frackers”
Continuo nella mia “educazione” sul settore energetico, un argomento la cui discussione può richiedere tre minuti o tre mesi.
Ho finito “The Frackers”, lettura interessante ed informativa ma solamente introduttiva alle dinamiche di shale oil & gas: non vi insegnerà infatti come analizzare o selezionare queste aziende.
Ho finito “The Frackers”, lettura interessante ed informativa ma solamente introduttiva alle dinamiche di shale oil & gas: non vi insegnerà infatti come analizzare o selezionare queste aziende.
mercoledì 3 febbraio 2016
US E&P
Uno dei settori nei quali cercare opportunità di stock picking al momento è sicuramente quello energetico. Ho cercato di studiare un po’ il mercato in aggregato per meglio comprenderne le dinamiche, limitandomi per il momento alle aziende americane di exploration & production (E&P): ci sono occasioni anche in mercati complementari (oil services) ed altre regioni, ma oltre a presentare difficoltà per un investimento diretto da parte del retail, le aziende integrated di molti paesi (Russia, Cina, India) e quelle che esplorano in zone più esotiche (Africa, Papua Nuova Guinea) presentano altri fattori di rischio (geopolitici, corporate governance) che complicano l’analisi (senza tralasciare la possibilità di una prossima parziale privatizzazione e quotazione di Saudi Aramco).
[Nota: per maggiore omogeneità, tutti i dati presentati di seguito sono fino al terzo trimestre 2015, in quanto non tutte le aziende hanno ancora riportato i risultati per l’intero 2015].
[Nota: per maggiore omogeneità, tutti i dati presentati di seguito sono fino al terzo trimestre 2015, in quanto non tutte le aziende hanno ancora riportato i risultati per l’intero 2015].
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venerdì 16 ottobre 2015
Ancora su Glencore (oltre a banche, Tesla e Volkswagen)
Una delle aziende più “chiacchierate” dell’ultimo periodo, oltre a Volkswagen, è senz’altro Glencore, risalita del 75% dai minimi di settembre ma comunque ben lontana dai prezzi di due-tre anni fa.
La domanda che molti si pongono è se GLEN riuscirà a ridurre il proprio debito o se sarà piuttosto il prossimo big credit event. La società si è affannata a rassicurare i mercati, e molti si sono spesi per dimostrare che non sarà la prossima Lehman Brothers (tra i tanti, Deutsch Bank e Streetwise Professor).
La domanda che molti si pongono è se GLEN riuscirà a ridurre il proprio debito o se sarà piuttosto il prossimo big credit event. La società si è affannata a rassicurare i mercati, e molti si sono spesi per dimostrare che non sarà la prossima Lehman Brothers (tra i tanti, Deutsch Bank e Streetwise Professor).
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martedì 8 settembre 2015
Commodity traders: Glencore
Ennesimo eccellente articolo di FT-Alphaville sui risultati di Glencore (GLEN:LN). Dopo le accuse di manipolazioni contabili a Noble Group, l’attenzione si è adesso spostata un altro commodity trader, i cui profitti sono crollati nei primi 6 mesi dell’anno ed il cui prezzo è ai minimi da quando si è quotata (-75% dall’IPO nel 2011).
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venerdì 24 luglio 2015
C’è qualcosa di marcio nel settore delle commodities…
Come se non bastasse il crollo dei prezzi, tornati in molti casi ai livelli del 2002, questo articolo del Financial Times evidenzia la scarsa trasparenza nei conti di uno dei maggiori trader mondiali, Noble Group.
The critics allege the Hong Kong-based company — which acts as a middleman for buyers and sellers of oil, coal, iron ore and metals — is providing a misleading picture of its financial performance. They claim Singapore-listed Noble has pushed the limits of international accounting standards, so that it can record profits on long-term deals to source and supply commodities well before the company receives any cash payments.
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lunedì 25 maggio 2015
IPO di Massimo Zanetti Beverage Group
Dal 18 al 28 maggio è in corso l’offerta di vendita e sottoscrizione che porterà la società Massimo Zanetti Beverage Group (MZBG) ad essere quotata sul segmento STAR di Borsa Italiana. L’offerta riguarda un massimo di 11 milioni di azioni (1,2 milioni riservate ad investitori retail italiani e 9,8 milioni per investitori istituzionali globali), delle quali 4,7 milioni messe in vendita dall’azionista MZ Industries (posseduta dalla famiglia di Massimo Zanetti) e 6,3 milioni rivenienti da un aumento di capitale. A seguito dell’operazione, MZ Industries avrà il 67,9% del capitale mentre il flottante sarà del 32,1% (che può salire a 35,6% a seguito dell’esercizio integrale della greenshoe).
Alla forchetta di prezzo indicata (€11,60 - €15,75) l’operazione ha un valore complessivo compreso tra €128 milioni e €173 milioni (al lordo dei costi dell’IPO); tuttavia, poiché parte delle azioni sono vendute dall’azionista attuale, la società otterrà nuove risorse per soli €73-€99 milioni. Con 34,3 milioni di azioni in circolazione post-IPO, la capitalizzazione attesa è tra €398 milioni e €540 milioni.
Alla forchetta di prezzo indicata (€11,60 - €15,75) l’operazione ha un valore complessivo compreso tra €128 milioni e €173 milioni (al lordo dei costi dell’IPO); tuttavia, poiché parte delle azioni sono vendute dall’azionista attuale, la società otterrà nuove risorse per soli €73-€99 milioni. Con 34,3 milioni di azioni in circolazione post-IPO, la capitalizzazione attesa è tra €398 milioni e €540 milioni.
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mercoledì 14 gennaio 2015
Petrolio: winners & losers
La recente debolezza (eufemismo) di molte materie prime – in particolare quelle energetiche ed alcuni metalli industriali – ha avuto un significativo impatto sulle azioni delle industrie che da queste dipendono.
Tutti coloro che affermano che prezzi più bassi saranno una manna per le economie occidentali (ed alcuni emergenti) che sono importatori di petrolio non hanno capito che questo non garantisce automaticamente un aumento della domanda e dei consumi. I margini di profitto potrebbero migliorare temporaneamente in alcuni settori (ad esempio quello manifatturiero), ma se questo porta nel medio periodo ad una guerra di prezzi su tutti i fronti, quello che finiamo per ottenere è una spirale deflativa che minaccia i salari e soprattutto il debito.
Tutti coloro che affermano che prezzi più bassi saranno una manna per le economie occidentali (ed alcuni emergenti) che sono importatori di petrolio non hanno capito che questo non garantisce automaticamente un aumento della domanda e dei consumi. I margini di profitto potrebbero migliorare temporaneamente in alcuni settori (ad esempio quello manifatturiero), ma se questo porta nel medio periodo ad una guerra di prezzi su tutti i fronti, quello che finiamo per ottenere è una spirale deflativa che minaccia i salari e soprattutto il debito.
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giovedì 6 novembre 2014
Commodities for the long-run?
Il crollo del prezzo del petrolio sotto $80 nonostante le tensioni geopolitiche e la continua discesa del prezzo dell’oro dai picchi del 2011 hanno spostato nuovamente l’attenzione degli investitori sul settore delle commodities.
Le fluttuazioni dei prezzi delle materie prime hanno affascinato gli speculatori per secoli, ma perché gli investitori (che hanno obiettivi diversi) dovrebbero essere interessati? Poiché le materie prime non producono nessun reddito, perché dovrebbero offrire un premio per possederle?
Le fluttuazioni dei prezzi delle materie prime hanno affascinato gli speculatori per secoli, ma perché gli investitori (che hanno obiettivi diversi) dovrebbero essere interessati? Poiché le materie prime non producono nessun reddito, perché dovrebbero offrire un premio per possederle?
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venerdì 18 ottobre 2013
Value traps
Questo post è nato da
uno scambio di opinioni nelle ultime settimane con un intermediario finanziario
a proposito di un loro certificato basato su un paniere di azioni deep
value, costruito con l’obiettivo di evitare le cosiddette value traps.
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