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giovedì 13 maggio 2021

Inflazione: “Where profits go to die?” (parte II)

Una delle domande che viene posta più spesso è: “Come si misura questo mitologico pricing power di cui tutti parlano?”.
 
Purtroppo non esiste una risposta univoca o una semplice formula, e non vanno bene nemmeno le classificazioni per settore.
 
Come spesso succede, è più facile definire cosa qualcosa non è:
Se operi in un settore competitivo (catering), offri un prodotto quasi-indifferenziato (Delta Airlines) e dipendi da mantenere bassi i costi del lavoro (oltre che dalla generosità dei mercati finanziari), non solo non hai alcun vantaggio competitivo (= no pricing power) ma il tuo intero business model è a rischio.

mercoledì 10 gennaio 2018

Aggiornamento (molto rapido) su GoPro

Un anno e mezzo fa avevo dato un’occhiata a GoPro: nonostante il crollo del prezzo da $90 a $10, sembrava ancora costosa e senza prospettive eccitanti. Oggi tratta a $6.

venerdì 24 novembre 2017

Satelliti (EutelSat, SES): opportunità o value trap?

Dopo svariati profit warning dal 2016 che hanno fatto crollare i prezzi negli ultimi due anni, il settore dei Fixed Satellite Services (FSS) potrebbe cominciare ad essere interessante.

giovedì 5 ottobre 2017

“Battle of the brands” (parte III): birra ed alcolici

Il successo negli ultimi anni delle birre artigianali (craft beer) non può essere definito che straordinario: in un mercato come quello US che vale oltre $100 miliardi annui ed è da tempo in fase di consolidamento, sono riuscite a crescere da una quota marginale del 3% nel 2006 ad oltre 12% nel 2016 (misurata in termini di volumi venduti). Oggi nei soli US ci sono oltre 5,500 birrerie artigianali.

lunedì 25 settembre 2017

“Battle of the brands” (parte II): supermercati

Come visto nel post precedente, il valore del brand deriva dal ridurre i costi di ricerca per i consumatori. Un modello che è divenuto sempre più forte negli ultimi 20 anni è quello nel quale è il distributore, e non il produttore, ad assumere questo ruolo.

giovedì 21 settembre 2017

“Battle of the brands” (parte I)

Il brand è spesso una parte fondamentale del valore di un’azienda ed anche se oggi sembrano una componente naturale dei sistemi economici, sono in realtà relativamente recenti. Alla fine del 1800 le aziende che producevano cibo in scatola si accorsero che creandosi una reputazione per la qualità i consumatori erano disposti a pagare un premio per evitare il rischio di trovare cibo avariato come era comune all’epoca. Negli anni 1950 e 1960 poi, come mostrato in maniera eccellente dalla serie “Mad Men”, le agenzie pubblicitarie convinsero le aziende a differenziarsi dai concorrenti con massicce campagne pubblicitarie, perché in un mercato competitivo con prodotti non così diversi era essenziale fidelizzare i consumatori. I giganti dei beni di consumo (Nestlè, Unilever, Kraft Heinz, Coca-Cola, Pepsi, Colgate Palmolive, Procter & Gamble, solo per citarne alcuni) hanno per svariate decadi garantito elevati rendimenti proprio grazie alla presenza di formidabili barriere: brand loyalty, economie di scala e necessità di avere spazio sugli scaffali dei supermercati hanno di fatto impedito a potenziali nuovi entranti di sfidare il loro dominio.

mercoledì 24 febbraio 2016

My new “BETT”

Può un’azione il cui prezzo è aumentato di 5x negli ultimi 5 anni essere ancora considerata value? Sì, e non si tratta di una “scommessa”.

Da oltre 100 anni, il massiccio del Titlis accoglie turisti, sportivi ed entusiasti della montagna. Bergbahnen Engelberg-Truebsee-Titlis AG (in breve, BETT) è la società che opera la ferrovia che trasporta i visitatori, le funivie ed altre strutture ricreative nella cittadina di Engelberg. Si tratta di una destinazione sciistica e vacanziera nel cuore della Svizzera che offre scenari spettacolari come Glacier Cave e Titlis Cliff Walk, il più alto ponte sospeso in Europa.

martedì 3 giugno 2014

Inflazione? Quale inflazione?


I'm turning Japanese - I think I'm turning Japanese - I really think so” (The Vapors) 

La principale preoccupazione sembra essere al momento il basso livello d’inflazione, quasi al limite della deflazione, che spaventa per la possibilità che si ripeta una situazione come quella giapponese, ovvero due decadi di prezzi in discesa e di crescita pari a zero, oltre ad elevata disoccupazione.