mercoledì 24 agosto 2016

Capital allocation (III): Mal-investimenti nell’industria dello shipping

Quest’articolo di Bloomberg sull’industria dello shipping illustra in maniera eccellente il ciclo del capitale.

Si tratta di un settore con significativi benefici di scala: più le navi diventano grandi, minori sono i costi unitati. Ed infatti questo è proprio quello che è successo nelle ultime tre decadi grazie alla globalizzazione ed all’aumento dei commerci. Ma come per (praticamente tutti) i fenomeni economici, esiste il problema dell’utilità marginale decrescente:

“A study last year by the OECD found that economies of scale from today’s mega-boats are four to six times smaller than those in previous periods of upsizing. Around 60 percent of cost savings now comes from engine technologies. In other words: Building smaller boats with better engines would offer more savings than going bigger.”

martedì 23 agosto 2016

Capital allocation (II): Errori e buybacks

Come spesso accade in finanza, non esiste una formula univoca per determinare chi è un buon capital allocator, ma è più facile definire chi non lo è.

lunedì 22 agosto 2016

Capital allocation (I)

Oltre a Capital Returns, un altro famoso libro su come le aziende allocano il capitale è The Outsiders di William Thorndike.

Capital allocation si riferisce a come il management impiega i profitti generati dall’attività operativa, ed è uno degli elementi più importanti (se non il principale) nella creazione di valore nel lungo periodo.

“The lack of skill that many CEOs have at capital allocation is no small matter: after ten years on the job, a CEO whose company annually retains earnings equal to 10% of net worth will have been responsible for the deployment of more than 60% of all the capital at work in the business. (Warren Buffett)”

giovedì 28 luglio 2016

Blind stock valuation

Riprovo l’esperimento tentato lo scorso anno, che ha suscitato qualche interesse ma poche risposte.

Il punto di partenza è che la scelta di un investimento dovrebbe essere basata sulla differenza tra prezzo di mercato e valore intrinseco (che, è vero, dipende da molti fattori). Ma, allo stesso modo di quello che succede quando conosciamo qualcuno, la decisione se ci piace o meno è spesso dettata dalla prima impressione che abbiamo: quel sentimento (di pancia?) che l’azienda X è amata/odiata dagli investitori, gestita bene/male, a bassa/alta crescita, ad elevato potenziale/con nessun futuro, … Quello che facciamo è stabilire sul momento se l’azienda in questione è “buona” o “cattiva”.

mercoledì 20 luglio 2016

Banche: il peggio deve ancora venire?

Risposta veloce: sì, perché il QE sta mettendo sotto enorme pressione il loro business model.

Per meglio argomentare, una grafico preso da un blog di Alhambra Investment Partners mostra l’ammontare di titoli di stato detenuti dalle banche italiane: all’ultimo rilevamento, €725 miliardi [in rapporto agli assets totali i numeri non sono molto differenti negli altri paesi europei, soprattutto in quelli periferici].