JETS (JETS:US) è un ETF gestito da US Global Investors che come implica il nome investe nell’industria aerea a livello mondiale anche se con una decisa preponderanza di US: 41% del portafoglio è nella 4 grandi aerolinee US ed un ulteriore 20% nelle 5 più regionali. Non mi è chiaro come siano selezionati i titoli, visto che l’italiana ENAV, con una capitalizzazione di €2 mld, ha un peso superiore a Ryanair che capitalizza €10 mld.
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martedì 5 maggio 2020
giovedì 30 aprile 2020
Airlines
Nota: WIZZ, RYA e SIA chiudono l’anno fiscale a marzo, tutte le altre a dicembre.
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giovedì 16 aprile 2020
Investire ai tempi del COVID-19
Post molto lungo con qualche informazione che ho raccolto nelle ultime settimane. Tutto quello che segue sono previsioni personali sull’impatto della crisi attuale su alcuni settori: non ho particolari competenze per determinare come si evolverà la situazione in termini di contagi ed eventuali riaperture, e men che meno della loro tempistica. Non ho alcuna idea se la ripresa economica sarà a “V”, oppure a “U” o a “W”, e non credo di aver nessun vantaggio nell’anticipare meglio del mercato l’andamento dei prossimi 6-18.
mercoledì 14 gennaio 2015
Petrolio: winners & losers
La recente debolezza (eufemismo) di molte materie prime – in particolare quelle energetiche ed alcuni metalli industriali – ha avuto un significativo impatto sulle azioni delle industrie che da queste dipendono.
Tutti coloro che affermano che prezzi più bassi saranno una manna per le economie occidentali (ed alcuni emergenti) che sono importatori di petrolio non hanno capito che questo non garantisce automaticamente un aumento della domanda e dei consumi. I margini di profitto potrebbero migliorare temporaneamente in alcuni settori (ad esempio quello manifatturiero), ma se questo porta nel medio periodo ad una guerra di prezzi su tutti i fronti, quello che finiamo per ottenere è una spirale deflativa che minaccia i salari e soprattutto il debito.
Tutti coloro che affermano che prezzi più bassi saranno una manna per le economie occidentali (ed alcuni emergenti) che sono importatori di petrolio non hanno capito che questo non garantisce automaticamente un aumento della domanda e dei consumi. I margini di profitto potrebbero migliorare temporaneamente in alcuni settori (ad esempio quello manifatturiero), ma se questo porta nel medio periodo ad una guerra di prezzi su tutti i fronti, quello che finiamo per ottenere è una spirale deflativa che minaccia i salari e soprattutto il debito.
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