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martedì 26 novembre 2019

Inflazione e multipli: i mercati emergenti sono così a buon mercato come sembra?

Un’allocazione ai mercati azionari dei paesi emergenti è tipicamente consigliata su una tesi molto semplice: i migliori trend demografici ed economici di questi paesi, in aggiunta a miglioramenti nella governance, salute pubblica ed educazione, li rendono un investimento di lungo periodo superiore. 

A questa viene spesso aggiunta un’altra considerazione: i mercati emergenti sono molto meno costosi di quelli occidentali. In una recente ricerca, GMO afferma infatti:

“Broad emerging stocks look reasonably priced and are attractive relative to other markets. From the end of 2009 through June 2019, the MSCI Emerging CAPE ratio declined from 20x to 15x as compared to U.S. price multiples, which rose from an 18x CAPE to a lofty 29x.”
In realtà non è così semplice e non tutte queste ipotesi sono universalmente valide.

mercoledì 20 giugno 2018

“Bond yields up, stocks down”: right?

“Se rinasco, voglio reincarnarmi nel mercato obbligazionario: così posso spaventare tutti” (James Carville, consigliere di Bill Clinton)

Anni di bassi tassi d’interesse, in parte dovuti a trend strutturali di lungo periodo (cambiamenti demografici, bassa produttività) ma anche e soprattutto alle politiche delle banche centrali, hanno portato alla compressione dei premi al rischio su tutta la struttura del capitale.

La seconda parte dell’equazione potrebbe essere vicina alla fine, con la Fed che la scorsa settimana ha alzato i tassi di un ulteriore 0,25% (ed indicato che ci saranno molto probabilmente altri due rialzi nel corso dell’anno) e la BCE che ha annunciato la fine del programma di QE a partire da dicembre.


mercoledì 7 settembre 2016

Asset allocation: cosa ci riserva il futuro?

Il grafico sottostante, preso da una presentazione di JP Morgan Asset Management, illustra il range di rendimenti storici che i mercati hanno offerto: dal 1950 le azioni hanno prodotto qualcosa più di 11% annuo; le obbligazioni governative 6%. In termini di rendimenti per i prossimi anni, è poco probabile attendersi questi valori.

mercoledì 23 aprile 2014

C’è sempre qualcosa da fare

“There is a time to buy, a time to sell and a long time to do nothing”
Chi legge questo blog da qualche tempo avrà già capito che questa massima riflette in pieno il mio approccio: invero, continuo a non comprendere tutti quelli che si affannano a cercare di prevedere cosa succederà domani, se la BCE alzerà o abbasserà i tassi o se la correzione dell’indice S&P500 tra marzo ed aprile è stato l’inizio del (tanto atteso?) crollo.

lunedì 2 settembre 2013

Il paradosso dei mercati efficienti



I prodotti finanziari che hanno avuto maggior successo negli ultimi anni sono stati sicuramente gli investimenti passivi e gli ETF. Molti sostengono, non senza ragione, che gli ETF hanno avvicinato gli investitori, soprattutto quelli retail, a mercati e strategie che prima non erano accessibili. Negli US, stime di Morningstar indicano che la percentuale di attività gestite in modo passivo è passata da 11% nel 2003 ad oltre 26% nel 2012. Anche gli investitori istituzionali fanno sempre più uso di questi strumenti, ad esempio in un approccio di tipo “core-satellite”.