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venerdì 13 marzo 2020

Altre considerazioni sparse: liquidità nel mercato obbligazionario

Domanda: cosa succede quando il mercato high yield deve assorbire circa $600 miliardi di bond nel settore energetico che hanno stanno per vedersi tagliato il rating corrente di BBB, ed allo stesso tempo deve ancora digerire i downgrade recenti di aziende come Kraft Heinz, Macy e prossimamente Boeing?

La risposta è semplice: scompare la liquidità proprio quando molti sono costretti a vendere, ad esempio molti fondi pensione per limitazioni sul rating dei bond che possono detenere.


giovedì 2 gennaio 2020

Una rivisitazione degli ultimi 10 anni e le mie previsioni per la prossima decade

Per chi ci è passato, la situazione attuale ricorda molto da vicino la fine degli anni 1990: le azioni tech sovraperformarono tutto il resto con un margine considerevole, in particolare le strategie value; questo fenomeno fu in gran parte concentrato negli US, che fecero molto meglio delle altre regioni; le gestioni attive fecero peggio dei benchmark (ricordate la cover di Barron’s: “What’s wrong, Warren?” del dicembre 1999?); la crescita relativa portò all’apprezzamento di USD, penalizzando i mercati emergenti. Esattamente quello che è successo negli ultimi 10 anni. 

giovedì 7 novembre 2019

Don’t cry for me Argentina (continued...)

Sembra che qualcuno potrebbe finire (di nuovo!) per “piangere” per l’Argentina….

Da un articolo del Financial Times, “Bondholders warn Argentina not to make debt ‘uninvestable’”  

“Some of Argentina’s biggest bondholders say they are ready to negotiate with the incoming government led by Alberto Fernández over roughly $50bn they are owed in sovereign debt, but warn that too harsh a restructuring would make the country uninvestable.”

The group is pushing for a deal in which bondholders give the government more time to pay back its debts without so-called haircuts, or losses on the face value of the bonds — an approach previously endorsed by Mr Fernández. Investors see this as a good starting point, but warn there is a limit to what they will endure.

“If they attempt a major haircut or a deep restructuring on the debt like they did back in 2005, they are risking Argentina becoming really uninvestable,” said Carl Ross, a partner at fund manager GMO. “There may come a point where a lot of international bondholders may say there is no price at which they can own Argentina.”

mercoledì 16 ottobre 2019

Alla ricerca del rendimento: un po’ di storia

Negli ultimi mesi si sono intensificati gli articoli sulla situazione precaria dei mercati del credito (qui uno dei tanti esempi): le maggiori preoccupazioni riguardano l’ammontare di denaro che è confluito in queste strategie e la crescente percentuale di prestiti cosiddetti covenant-lite. 

La cescente popolarità di queste strategie tra gli investitori istituzionali è una conseguenza diretta dei rendimenti risicati offerti dai titoli di stato, soppressi dai programmi di quantitative easing (QE). Con la necessità per investitori come fondi pensione di rimpiazzare la rendita non più disponibile con i titoli di stato, private credit ed altre obbligazioni “esotiche” sono state la scelta naturale.


mercoledì 20 giugno 2018

“Bond yields up, stocks down”: right?

“Se rinasco, voglio reincarnarmi nel mercato obbligazionario: così posso spaventare tutti” (James Carville, consigliere di Bill Clinton)

Anni di bassi tassi d’interesse, in parte dovuti a trend strutturali di lungo periodo (cambiamenti demografici, bassa produttività) ma anche e soprattutto alle politiche delle banche centrali, hanno portato alla compressione dei premi al rischio su tutta la struttura del capitale.

La seconda parte dell’equazione potrebbe essere vicina alla fine, con la Fed che la scorsa settimana ha alzato i tassi di un ulteriore 0,25% (ed indicato che ci saranno molto probabilmente altri due rialzi nel corso dell’anno) e la BCE che ha annunciato la fine del programma di QE a partire da dicembre.


lunedì 27 aprile 2015

Considerazioni sui fondi obbligazionari Absolute Return

Core, Core Plus, Enhanced, Unconstrained, Strategic, Absolute Return, Total Return… La terminologia dei fondi comuni, soprattutto in campo obbligazionario, continua ad evolversi, ma sempre con una caratteristica comune: a guidare la loro diffusione è sempre più il dipartimento marketing e meno la bravura dei gestori.

Determinare la corretta allocazione tra azioni ed obbligazioni è da sempre una delle prime decisioni nella costruzione di un portafoglio. Da qualche tempo, tuttavia, complici le varie crisi, molti investitori hanno cominciato a cercare esposizioni alternative a quelle tradizionali: non sorprende quindi che, assieme agli ETF smart beta, i fondi denominati Absolute Return siano tra i più venduti negli ultimi anni.

giovedì 5 marzo 2015

Le obbligazioni greche e lo strano mondo di Mr. Kazarian

Con i continui sviluppi nella tragedia (o farsa?) greca, un articolo del New York Times merita sicuramente attenzione: Paul Kazarian, fondatore del fondo Japonica Partners, vi asserisce infatti che il debito netto della Grecia è in realtà solo un decimo (!) dei numeri ufficiali. Il suo fondo è uno dei maggiori possessori privati di obbligazioni greche, comprate a prezzi stracciati nel corso del 2012 (nel 2013 aveva stupito tutti la sua offerta pubblica di acquisto fino a quasi €3 miliardi di titoli al 45% del valore nominale ), sulle quali ha realizzato ad oggi ottimi guadagni, per lo meno sulla carta perché per il momento non ha ancora venduto.

giovedì 12 febbraio 2015

Rendimenti nominali negativi: chi è “l’idiota” che compra queste obbligazioni?

Come tutti ormai sanno, i rendimenti offerti dai mercati obbligazionari sono prossimi allo zero, se non addirittura negativi in termini nominali per i titoli di stato di quei paesi considerati più affidabili: non solo la Germania, ma anche i titoli di Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Olanda, Svizzera e Svezia offrono oggi un rendimento atteso (yield to maturity, YTM) negativo, in genere per le scadenze più vicine ma in alcuni casi anche per bond a 7-10 anni. Un po’ più sorprendente è che anche alcuni titoli corporate, come ad esempio le obbligazioni Nestlè, siano nella stessa situazione. 

giovedì 31 luglio 2014

Il vero rating delle banche è “junk”!

Spoiler: senza il supporto dei governi, i dati empirici dimostrano che le grandi banche globali avrebbero un rating creditizio di tipo speculativo. 



lunedì 4 novembre 2013

C’è un sufficiente margine di sicurezza in un investimento obbligazionario?



Le strategie di risk parity sono state tra gli investimenti preferiti dagli investitori negli ultimi anni (vedere anche il post relativo). L’attrazione di queste strategia è che sono molto flessibili perché permettono al gestore di scegliere la volatilità del portafoglio secondo l’appetito per il rischio dei clienti. Quindi un portafoglio con un obiettivo di volatilità di 10% utilizzerà la leva per aumentare l’esposizione alle obbligazioni e sottopeserà invece le azioni.