Il punto di partenza è questo tweet di qualche giorno fa (BBBY è Bed, Bath and Beyond):
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giovedì 28 novembre 2019
Retail apocalypse?
Il punto di partenza è questo tweet di qualche giorno fa (BBBY è Bed, Bath and Beyond):
giovedì 7 novembre 2019
Don’t cry for me Argentina (continued...)
Sembra che qualcuno potrebbe finire (di nuovo!) per “piangere” per l’Argentina….
Da un articolo del Financial Times, “Bondholders warn Argentina not to make debt ‘uninvestable’”
Da un articolo del Financial Times, “Bondholders warn Argentina not to make debt ‘uninvestable’”
“Some of Argentina’s biggest bondholders say they are ready to negotiate with the incoming government led by Alberto Fernández over roughly $50bn they are owed in sovereign debt, but warn that too harsh a restructuring would make the country uninvestable.”
The group is pushing for a deal in which bondholders give the government more time to pay back its debts without so-called haircuts, or losses on the face value of the bonds — an approach previously endorsed by Mr Fernández. Investors see this as a good starting point, but warn there is a limit to what they will endure.
“If they attempt a major haircut or a deep restructuring on the debt like they did back in 2005, they are risking Argentina becoming really uninvestable,” said Carl Ross, a partner at fund manager GMO. “There may come a point where a lot of international bondholders may say there is no price at which they can own Argentina.”
giovedì 18 ottobre 2018
Dalio: “A template for understanding big debt crises”
A 10 anni dal fallimento di Lehman Brothers, Ray Dalio ha reso disponibile la sua ultima analisi delle crisi finanziarie (disponibile qui in formato pdf) e la sua conclusione è netta: il rischio principale non è il debito in sé quanto l’inettitudine dei policy makers.
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mercoledì 28 febbraio 2018
Cambiamenti contabili (II): Leasing operativi
“The balance sheet deserves more attention than Wall Street has been willing to accord it for many years past (Benjamin Graham)”
Questa massima è vera oggi come lo era quando Graham la incluse in Security Analysis nel 1934. Quando le cose vanno bene, studiare a fondo la struttura patrimoniale sembra poco importante, ma quando girano al peggio gli investitori tendono a domandarsi: “Perché non ho prestato più attenzione al balance sheet???”
Questa massima è vera oggi come lo era quando Graham la incluse in Security Analysis nel 1934. Quando le cose vanno bene, studiare a fondo la struttura patrimoniale sembra poco importante, ma quando girano al peggio gli investitori tendono a domandarsi: “Perché non ho prestato più attenzione al balance sheet???”
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martedì 21 febbraio 2017
“Don’t be a yield pig” (IV) – Statoil & peak oil
Dopo Exxon, anche la norvegese Statoil ha annunciato grossi impairments con i risultati del 2016. Dall’articolo del Financial Times:
“Statoil lowered its long-term oil price outlook for Brent crude to $75 per barrel in 2020, from a previous forecast for $83, and $80 in 2030, compared with $100 before.
This forced the group to reduce the valuation of its oil and gas reserves, prompting the impairment which caused an unexpected fourth-quarter loss.”
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venerdì 3 febbraio 2017
“Don’t be a yield pig” (III) – Exxon
Lo scorso settembre ho scritto un paio di post sulle oil majors (qui e qui), le cui conclusioni erano che il settore non sembrava così cheap come molti asseriscono, e che molte aziende avevano bisogno di prezzi del petrolio ben superiori per giustificare le loro valutazioni (all’epoca era attorno a $47, oggi è salito $53).
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lunedì 19 settembre 2016
Perché le aziende energetiche non sono così a buon mercato come sembra
Uno degli argomenti più discussi negli ultimi giorni è stato un sempre interessante report di GMO (“An Investment Only a Mother Could Love: The Case for Natural Resource Equities”), e non è la prima volta che Jeremy Grantham si sbilancia sul settore delle risorse naturali.
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mercoledì 3 febbraio 2016
US E&P
Uno dei settori nei quali cercare opportunità di stock picking al momento è sicuramente quello energetico. Ho cercato di studiare un po’ il mercato in aggregato per meglio comprenderne le dinamiche, limitandomi per il momento alle aziende americane di exploration & production (E&P): ci sono occasioni anche in mercati complementari (oil services) ed altre regioni, ma oltre a presentare difficoltà per un investimento diretto da parte del retail, le aziende integrated di molti paesi (Russia, Cina, India) e quelle che esplorano in zone più esotiche (Africa, Papua Nuova Guinea) presentano altri fattori di rischio (geopolitici, corporate governance) che complicano l’analisi (senza tralasciare la possibilità di una prossima parziale privatizzazione e quotazione di Saudi Aramco).
[Nota: per maggiore omogeneità, tutti i dati presentati di seguito sono fino al terzo trimestre 2015, in quanto non tutte le aziende hanno ancora riportato i risultati per l’intero 2015].
[Nota: per maggiore omogeneità, tutti i dati presentati di seguito sono fino al terzo trimestre 2015, in quanto non tutte le aziende hanno ancora riportato i risultati per l’intero 2015].
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venerdì 16 ottobre 2015
Ancora su Glencore (oltre a banche, Tesla e Volkswagen)
Una delle aziende più “chiacchierate” dell’ultimo periodo, oltre a Volkswagen, è senz’altro Glencore, risalita del 75% dai minimi di settembre ma comunque ben lontana dai prezzi di due-tre anni fa.
La domanda che molti si pongono è se GLEN riuscirà a ridurre il proprio debito o se sarà piuttosto il prossimo big credit event. La società si è affannata a rassicurare i mercati, e molti si sono spesi per dimostrare che non sarà la prossima Lehman Brothers (tra i tanti, Deutsch Bank e Streetwise Professor).
La domanda che molti si pongono è se GLEN riuscirà a ridurre il proprio debito o se sarà piuttosto il prossimo big credit event. La società si è affannata a rassicurare i mercati, e molti si sono spesi per dimostrare che non sarà la prossima Lehman Brothers (tra i tanti, Deutsch Bank e Streetwise Professor).
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lunedì 28 settembre 2015
McDonald’s: la prossima Tesco?
[Disclaimer: sono stato azionista di Tesco dal 2004 fino a pochi mesi fa: considerando il prezzo di acquisto ed i dividendi percepiti il rendimento è stato comunque positivo, ma di sicuro non un successo.]
Fino ad alcuni anni fa, Tesco era un’azione molto apprezzata dagli investitori value: non solo aveva Warren Buffett tra i maggiori azionisti, ma era spesso consigliata in forum come il Value Investor Club. Quando sono cominciati i problemi e gli utili sono crollati, molti continuavano a guardare ai fantastici risultati storici e ritenevano possibile un rapido turnaround (me compreso: grosso sbaglio…).
Oggi McDonald’s (MCD:US) è un’azione molto popolare tra gli investitori value: Larry Robbins di Glenview Capital ritiene che valga fino a $169 rispetto agli attuali $98. Anche se gli utili recenti sono stati deludenti, in molti guardano ai rendimenti passati e pensano che un rapido turnaround sia possibile.
Fino ad alcuni anni fa, Tesco era un’azione molto apprezzata dagli investitori value: non solo aveva Warren Buffett tra i maggiori azionisti, ma era spesso consigliata in forum come il Value Investor Club. Quando sono cominciati i problemi e gli utili sono crollati, molti continuavano a guardare ai fantastici risultati storici e ritenevano possibile un rapido turnaround (me compreso: grosso sbaglio…).
Oggi McDonald’s (MCD:US) è un’azione molto popolare tra gli investitori value: Larry Robbins di Glenview Capital ritiene che valga fino a $169 rispetto agli attuali $98. Anche se gli utili recenti sono stati deludenti, in molti guardano ai rendimenti passati e pensano che un rapido turnaround sia possibile.
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giovedì 5 marzo 2015
Le obbligazioni greche e lo strano mondo di Mr. Kazarian
Con i continui sviluppi nella tragedia (o farsa?) greca, un articolo del New York Times merita sicuramente attenzione: Paul Kazarian, fondatore del fondo Japonica Partners, vi asserisce infatti che il debito netto della Grecia è in realtà solo un decimo (!) dei numeri ufficiali. Il suo fondo è uno dei maggiori possessori privati di obbligazioni greche, comprate a prezzi stracciati nel corso del 2012 (nel 2013 aveva stupito tutti la sua offerta pubblica di acquisto fino a quasi €3 miliardi di titoli al 45% del valore nominale ), sulle quali ha realizzato ad oggi ottimi guadagni, per lo meno sulla carta perché per il momento non ha ancora venduto.
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mercoledì 31 luglio 2013
Astaldi SpA: sottovalutata o rischiosa?
Astaldi (ISIN: IT0003261069, ticker: AST:IM)
è una società di costruzioni che opera come general
contractor di iniziative in project
finance ed in concessione in Italia e nel mondo. Le principali aree di
business sono: infrastrutture di trasporto; acqua ed energie rinnovabili; edilizia
civile ed industriale; concessioni. Quotata in Borsa dal 2002, oggi Astaldi opera
in 6 macro-regioni: Italia, Europa Centrale (Polonia, Romania, Russia e Turchia),
Middle East (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Oman, Qatar), Maghreb
(Algeria), America Latina (Venezuela, Peru, Cile, America Centrale) e America
del Nord (Canada, USA).
Nel proprio
sito Astaldi fornisce un sommario delle raccomandazioni di 11 banche e brokers
sulla società: i consigli sono tutti positivi (il peggiore è un Hold con un target price di €5,2) e la
media dei target price è di circa €7, quindi con un potenziale upside di +30% rispetto ai €5,4 attuali
(dati al 30 luglio).
Guardando ai
fondamentali della società, sembrerebbe in effetti essere un’interessante
opportunità di investimento:
P/E (2012): 7,7x
P/E (5 anni): 8,7x
P/BV: 1,0x
EV/sales:
0,5x
EV/EBITDA:
4,7x
Dividend yield: 3,1%
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