Uno degli argomenti più discussi negli ultimi giorni è stato un sempre interessante report di GMO (“An Investment Only a Mother Could Love: The Case for Natural Resource Equities”), e non è la prima volta che Jeremy Grantham si sbilancia sul settore delle risorse naturali.
lunedì 19 settembre 2016
Perché le aziende energetiche non sono così a buon mercato come sembra
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lunedì 12 settembre 2016
Shipping – follow-up
Il post sull’industria dello shipping è stato quasi profetico: la coreana Hanjin Shipping, settima azienda mondiale per dimensioni, ha infatti dichiarato bancarotta, il maggior fallimento di sempre nel settore. Con questa sono 4 le società che sono fallite (o sono vicine a farlo) negli ultimi mesi.
Il problema, come evidenziato nel post precedente, rimane l’eccesso di offerta, anche se pensavo che i guai peggiori li avrebbero avuti i costruttori di navi (forse seguiranno a breve). Nonostante il processo di consolidamento (la francese CMA CGM ha comprato Neptune Orient, la tedesca Hapag-Lloyd si sta fondendo con United Arab Shipping, due aziende cinesi si sono unite per formare China Cosco Shipping Corp.) ed i recenti fallimenti, la stazza disponibile è ulteriormente aumentata nel 2016. La conseguenza più ovvia è che un quinto della flotta disponibile è ferma nei porti.
È vero che i tassi per spedire un container sono risaliti dai minimi di $600 fino a $1.400: ma se anche il leader mondiale Maersk, nonostante tutti gli sforzi per ridurli, ha ancora costi medi di circa $2.000 (pag. 7 della presentazione dei risultati del secondo trimestre), è difficile vedere come queste aziende possano rimanere a galla.
La strada più breve per ritornare alla redditività sarebbe quella di rottamare alcune navi: possibile (visto che 80% della flotta mondiale fa capo a 3 cartelli) ma difficile, perché nessuno vorrà essere la prima a cominciare. Purtroppo è prevedibile che ci saranno ulteriori write-down, ristrutturazioni e fallimenti.
Il problema, come evidenziato nel post precedente, rimane l’eccesso di offerta, anche se pensavo che i guai peggiori li avrebbero avuti i costruttori di navi (forse seguiranno a breve). Nonostante il processo di consolidamento (la francese CMA CGM ha comprato Neptune Orient, la tedesca Hapag-Lloyd si sta fondendo con United Arab Shipping, due aziende cinesi si sono unite per formare China Cosco Shipping Corp.) ed i recenti fallimenti, la stazza disponibile è ulteriormente aumentata nel 2016. La conseguenza più ovvia è che un quinto della flotta disponibile è ferma nei porti.
È vero che i tassi per spedire un container sono risaliti dai minimi di $600 fino a $1.400: ma se anche il leader mondiale Maersk, nonostante tutti gli sforzi per ridurli, ha ancora costi medi di circa $2.000 (pag. 7 della presentazione dei risultati del secondo trimestre), è difficile vedere come queste aziende possano rimanere a galla.
La strada più breve per ritornare alla redditività sarebbe quella di rottamare alcune navi: possibile (visto che 80% della flotta mondiale fa capo a 3 cartelli) ma difficile, perché nessuno vorrà essere la prima a cominciare. Purtroppo è prevedibile che ci saranno ulteriori write-down, ristrutturazioni e fallimenti.
mercoledì 7 settembre 2016
Asset allocation: cosa ci riserva il futuro?
Il grafico sottostante, preso da una presentazione di JP Morgan Asset Management, illustra il range di rendimenti storici che i mercati hanno offerto: dal 1950 le azioni hanno prodotto qualcosa più di 11% annuo; le obbligazioni governative 6%. In termini di rendimenti per i prossimi anni, è poco probabile attendersi questi valori.
lunedì 5 settembre 2016
Blind stock valuation: risultati
Come promesso, ecco i risultati dell’esperimento.
Innanzitutto, grazie mille a tutti quelli che hanno partecipato: non ho ricevuto moltissime risposte (8), e quindi il campione non è statisticamente molto significativo, ma si possono comunque trarre alcune conclusioni. Tra coloro che hanno indicato anche la metodologia utilizzata per arrivare al valore intrinseco, vi è una prevalenza di discounted cash flow (DCF) o sue variazioni, ma sono stati usati anche i multipli.
Innanzitutto, grazie mille a tutti quelli che hanno partecipato: non ho ricevuto moltissime risposte (8), e quindi il campione non è statisticamente molto significativo, ma si possono comunque trarre alcune conclusioni. Tra coloro che hanno indicato anche la metodologia utilizzata per arrivare al valore intrinseco, vi è una prevalenza di discounted cash flow (DCF) o sue variazioni, ma sono stati usati anche i multipli.
giovedì 1 settembre 2016
Capital allocation (IV) – Roll-up e crescita per acquisizioni
Nella lettera agli azionisti di Pershing Square per il 2015, Bill Ackman ha ammesso che uno dei “pochi” errori che ha commesso è stata quello di assegnare troppo platform value ad alcune delle aziende nelle quali ha investito (gli altri fattori che hanno contribuito alla performance negativa, ai quali sono dedicate ben 7 pagine, sono stati ovviamente classificati come esterni al suo controllo). Cos’è dunque questo platform value?
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